Il valore degli impianti in Italia: 46 miliardi di euro – Aria Spa

Fonte: Mce Expocomfort  Notizia di questa mattina all’MCE Mostra Convegno Expocomfort di Milano: nel 2015 la quota di mercato degli impianti sugli investimenti in costruzioni segna il 34%. Buone notizie dunque per lo sviluppo economico. Le costruzioni sono sempre meno un comparto economico fatto di strutture e opere murarie e sempre più un mercato di finiture, […]

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Saranno le banche italiane ad innescare un’altra crisi finanziaria?

Crisi Italia

Il rischio di un contagio dei crediti inesigibili in pancia agli istituti di credito italiani viene ritenuto la minaccia maggiore alla stabilità del sistema finanziario globale. Le banche del nostro paese hanno iscritti a bilancio Non-Performing Loans (NPL) pari al 18% del Pil secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale.

Se il sistema italiano finanziario dovesse fare crac, quelli di Spagna e Portogallo seguirebbero a ruota. Nei primi mesi del 2016 i titoli delle banche sono crollati proprio per via dell’ammontare di sofferenze lorde presenti nei portafogli del settore in Italia. Quel numero “è diventato troppo alto perché possa essere ignorato”, secondo Jeffery Moore di Global Risk Insight.

“Di tutti i rischi che corrono i membri dell’Unione Europea, nel 2016 il rischio di un contagio del travagliato settore delle banche italiane è la minaccia maggiore a un sistema finanziario già in difficoltà”.

Le sofferenze lorde superano i 200 miliardi di euro. In alcuni casi raggiungono anche il 20% dei bilanci di un singolo istituto. La soluzione della bad bank, presa in accordo con le autorità europee, evitando che venissero coinvolti i contribuenti nell’ambito di un piano di aiuti di Stato, non ha convinto.In particolare la garanzia offerta dal governo non pare sufficiente.

Bce accende faro sulla liquidità

Dopo che la Bce ha iniziato a indagare e chiedere una svolta, i titoli del settore hanno perso anche il 25% nelle prime settimane del 2016. Anche se i mercati hanno ridotto le perdite accumulate a inizio anno, a marzo rimangono i timori per la salute del settore finanziario italiano.

Ad alimentare le preoccupazioni ci ha pensato anche la decisione della Bce di chiedere un nuovo piano industriale e un aumento di capitale a Banca Carige. Se non rispetterà i requisiti di capitale entro la fine del mese, allora scatterà il piano di salvataggio secondo le norme di ‘bail-in’ in vigore Continua la lettura di Saranno le banche italiane ad innescare un’altra crisi finanziaria?

Fondi di investimento alternativi e direct lending per le PMI italiane. | Marco Belmondo | LinkedIn

L’esperienza mi dice che oggi un nuovo business in materia finanziaria non può prescindere dal guardare con un atteggiamento di avanguardia levoluzione tecnologica e quella regolamentare.Il Decreto Legge 18/2016 del 14 febbraio scorso è intervenuto in materia di gestione collettiva del risparmio, introducendo alcune misure volte a favorire l’erogazione del credito alle imprese e completando il quadro normativo relativo alla concessione di finanziamenti da parte di Fondi di Investimento Alternativi (FIA).

Sono state stabilite le modalità operative con cui i FIA italiani e i FIA UE possono fare direct lending, ossia concedere prestiti, ponendo fine alle incertezze normative e interpretative che avevano caratterizzavano i primi interventi e indotto a dubitare della possibilità stessa per i FIA di compiere tale attività. Il nuovo Decreto Legge sancisce che i crediti erogati in Italia da FIA nazionali o europei, a valere sul proprio patrimonio, impongono al relativo gestore il rispetto degli obblighi in materia di trasparenza delle condizioni contrattuali e dei rapporti con i clienti e lo assoggettano alle relative sanzioni previste dal Testo Unico bancario. La disciplina trova applicazione anche ai FIA UE, cui è consentito svolgere attività di concessione di finanziamenti in Italia, a condizione che:
a) siano autorizzati dall’autorità competente dello stato membro d’origine ad investire in crediti, inclusi quelli erogati a valere sul proprio patrimonio, nel paese di origine;
b) abbiano forma chiusa ed uno schema di funzionamento, soprattutto per riguarda le modalità di partecipazione, analogo a quello dei FIA italiani che investono in crediti;
c) le norme del paese d’origine del FIA UE in materia di contenimento e di frazionamento del rischio, inclusi i limiti di leva finanziaria, siano equivalenti…

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Il codice degli appalti semplificato

Via libera al nuovo codice degli appalti. No alle varianti in corso d’opera che gonfiano il costo delle opere pubbliche e niente gare al massimo ribasso, che mettono a rischio la qualità dei lavori. Sono tra le novità della riforma. Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto che riordina la disciplina in materia di contratti pubblici, servizi e forniture e concessioni. Il nuovo codice contiene criteri di semplificazione e snellimento delle norme. A riassumere la sforbiciata è il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio: «Basti pensare che il vecchio codice conteneva 600 articoli, quello nuovo ne avrà 217. E in un unico testo verrà riformato il codice e saranno recepite tre direttive europee». Delrio non esita a parlare di «una svolta per il sistema dei lavori pubblici italiani».

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Standard & poor’s declassa Veneto Banca – Focus – Messaggero Veneto

Doccia fredda su Vento Banca. Gli analisti di Standard and Poor’s hanno abbassato il rating a lungo termine sull’istituto veneto a B dal precedente B+, confermando l’outlook negativo. Nella nota di Standard and Poor’s si ribadisce il deterioramento del profilo finanziario della banca e si mette l’accento sui deflussi di depositi, sulla debole redditività e sulla riduzione della leva finanziaria.

Secondo Standard and Poor’s in particolare, a causa del deflussi di depositi, Veneto Banca si è dovuta necessariamente impegnare nella ricostruzione delle riserve di liquidità andando così a ridurre ulteriormente il proprio bilancio.

Secondo Standard and Poor’s, inoltre, Veneto Banca dovrebbe restare in perdita nel 2016 con un graduale miglioramento del risultato operativo solo nel 2017.Nella nota, l’agenzia comunica anche di aver declassata a ‘D’, ovvero a livello default (fallimento), il rating su un’emissione obbligazionaria da 200 milioni di euro a causa del mancato pagamento dei dividendi alla data di scadenza.

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